“Le api della famiglia Barberini adornano la fontana nella piazza omonima. Le fontane - piccole, grandi, semplici o ornate da sculture - sono onnipresenti in città. L’acqua sgorga da teste di leone, tiare di pietra, ninfe, dèi marini, maschere, barili, cavalli marini, da una pila di anfore, da una montagna di palle da cannone di pietra. Senza dimenticare le fontanelle presenti in ogni angolo della città, dalle quali un tempo molti romani prendevano l’acqua potabile. Ancora adesso a Roma tutti, fin da piccoli, sanno che basta mettere un dito sotto al ‘nasone’ (il rubinetto ricurvo) perché l’acqua esca dal foro posto in cima. Il bellissimo Palazzo Barberini e la loro biblioteca a Roma sono il segno tangibile della loro passata potenza. Nel XVII secolo i Barberini sono stati fra i maggiori mecenati nella Roma barocca, finanziando opere di emblematica importanza per l’architettura di tutti i tempi, come la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza di Francesco Borromini. Il modo in cui, però, saccheggiarono le opere dell’antichità per i loro scopi è all’origine del detto “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini” (Ciò che non fecero i barbari fu fatto dai Barberini).”